SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

Esercizi spirituali... ignaziani

            All’inizio di questo nuovo anno seminariale, dopo la pausa estiva, ancora una volta i nostri formatori  ci hanno invitato a partecipare agli esercizi spirituali. È questa l’occasione in cui ciascuno di noi è chiamato a fare un’attenta riflessione personale sulle reali disposizioni, sul desiderio di proseguire la marcia, di continuare a cercare o di scoprire il significato fondamentale ed ultimo del nostro essere qui, a porci la domanda: “Dove sono con l’appuntamento con il Signore?”.

            Gli esercizi, che quest’anno si sono svolti dal 30 di settembre al 5 di ottobre, nella casa di preghiera “La Nuza”, ad Altavilla Milicia, sono stati predicati dal padre gesuita Carlo Aquino, con la collaborazione del diacono della diocesi di Monreale, fratel Roberto Ciulla.

Siamo stati accolti dalla quiete di un luogo, semplice nelle forme e confortevole, immerso nella natura, nella rigogliosa campagna circostante. Il silenzio e la preghiera ci attendevano già all’uscio e noi intrepidi, con alle spalle i rumori e le distrazioni dell’estate, pian piano ci siamo immersi in quel clima austero. Nel corso degli esercizi padre Carlo, puntando sulla semplicità del messaggio e del linguaggio che lo veicolava, ci ha proposto, in modo esemplare, alcune meditazioni, sulla scorta degli “Esercizi spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola. La puntualità, inoltre, con cui gli incontri iniziavano e terminavano, ha favorito l’occasione per ciascuno di noi di mettere a frutto la meditazione tramite la nostra personale preghiera, distribuita durante l’arco dell’intera giornata.

 

Ancor prima di iniziare gli esercizi, il predicatore, ci narrava una favola della tradizione buddista, la “bambolina di sale”, in cui la protagonista, dopo aver cercato all’infinito di capire cosa fosse il mare, alla fine, accompagnandosi a un fiume, che le indica la via, ne scopre l’essenza solo quando decide di tuffarsi, accettando il rischio di lasciarsi sciogliere in esso, sì da poter dire: “Ho capito cos’è il mare: Sono io il mare!”. Ci invitava, così, a non perdere l’occasione di immergerci totalmente nella preghiera per lasciarci plasmare e rigenerare dall’amore di Dio. Con tutto se stesso (intelletto, memoria e volontà) l’uomo, supportato dalla grazia, è chiamato ad entrare nel mistero e  a  trasformare ogni singolo evento in una esperienza, in grado di trasformare per sempre.

Nel corso delle meditazioni ci veniva ricordato che l’uomo, creato ad immagine di Dio, con una intelligenza e una volontà libera, immortale, dominus del creato e concreatore, è «chiamato ad intrecciare un dialogo con Dio stesso, a rendere sempre più saldo, a livello di coscienza, il legame con chi gli ha dato e continua a dargli tutto, e nei confronti del quale si scopre dipendente». Ma ciò gli è possibile solo se inserito in Cristo, l’immagine perfetta del Dio invisibile, per mezzo di cui e in vista di cui tutte le cose sono state create, e nella forza dello Spirito Santo. Ci scopriamo, allora, figli nel Figlio di un unico Padre che ci ama di amore eterno (Ger 31,1), capace di sorprendere, con il suo sguardo d’amore e di misericordia, le nostre vite adagiate su categorie mondane e dall’ orizzonte limitato. Gesù diventa il “centro” della nostra esistenza, capace di illuminare la nostra vita e le nostre scelte, e di far emergere in noi la vocazione per eccellenza, quella di rispondere all’amore gratuito del Padre: in Lui scopriamo di essere figli e perciò amati. A tal proposito Francesco Di Maggio afferma di aver compreso meglio che la preghiera è un’attesa, un tendere verso, una tensione che proviene dall’amore di Dio Padre: «Egli incontra il mio desiderio più profondo, lì dove lui è impresso nel cuore, perché “ci ha scelti prima della creazione del mondo” (Ef 1,4) e non per una nostra particolare sensibilità e bontà. Dice sant’Agostino di Zaccheo: “Fu guardato e allora vide”. Occorre, quindi, aiutare la volontà con l’orientamento del cuore».  

Nelle meditazioni successive, il predicatore ha sottolineato come l’uomo spesso non sia lì dove dovrebbe essere, si nasconda e non si faccia trovare all’appuntamento con Dio: «Egli rifiuta l’incontro, il dialogo, l’amicizia, fallisce il bersaglio della vita e manda a vuoto il progetto che Dio ha su di lui. La rottura del rapporto con Dio porta non solo a una disintegrazione della persona ma anche a una frattura del rapporto con i fratelli, condannandola a rimanere sola». Dio vuole essere amato da uomini liberi e responsabili, capaci di prendere le distanze da se stessi, dalle proprie sicurezze, dalle proprie precomprensioni, dalla mentalità mondana. La libertà rende, tali uomini, capaci di decentrarsi, di cambiare se stessi, di investire in ciò che veramente vale, ma anche di rifiutare, di dire un “no” a Lui e al Suo amore.

Da figli, amati da un Padre che ha occhi solo per loro, allora, dobbiamo avere il coraggio di domandarci se la nostra fede in Cristo sia salda; se siamo disposti a tutto, qualsiasi cosa Gesù chieda; se abbiamo la forza di formulare a sorriso aperto, senza riserve, con la consapevolezza che c’e in gioco qualcosa di meraviglioso e vantaggioso per noi, la domanda del Padre nostro “Sia fatta la Tua volontà”. Oppure, ha affermato ancora padre Carlo: «dinanzi alle prime difficoltà, ad eventuali discorsi “duri”, quando le cose non andranno come vorremmo noi, affermeremo, secondo una logica fatalista, la stessa frase addebitandone a Dio la responsabilità e, rassegnati, ce ne andremo?» Se percepiamo che la volontà di Dio è quel disegno di salvezza che un padre, e non un tiranno, ha concepito per i suoi figli; se avremo gli occhi per poter intravedere un progetto d’amore, in cui sono incluse le promesse oltre le attese, i doni oltre le Sue esigenze, la risurrezione oltre la realtà “scandalosa” della croce, siamo chiamati, allora, a fidarci dell’Amore. Anche nel bel mezzo della tempesta, fare la Sua volontà vorrà dire rinunciare a dominare la situazione e affidarsi a Qualcuno che dall’alto riesce a vedere meglio. Il nostro rapporto con Lui deve essere così vero da volerlo servire più nel disprezzo che nell’onore, più nella povertà che nella ricchezza, più nella malattia che nella salute, più in una vita breve che lunga: quanto accade nelle vita, dice Sant’Ignazio, ci deve essere “indifferente”, non deve scalfire la certezza che scaturisce da tale rapporto d’amore. Ma “questa storia a due, tra noi e Dio, dobbiamo accoglierla nell’oggi della nostra vita; dal canto suo, Dio realizza questa comunione con l’uomo mediante le sue benedizioni, le promesse accompagnate dall’impegno a realizzarle (Ef 1).

In risonanza agli esercizi vissuti, Gioacchino Capizzi commenta come l’importanza delle tematiche affrontate avrebbe necessitato di un maggiore tempo di riflessione (non a caso si parla di mese ignaziano) e che, tuttavia, le «scintille di sapienza che ci sono state donate hanno disposto il nostro cuore a un maggiore desiderio di conoscere noi stessi e quindi Dio». Andrea Palmeri racconta di avere maturato un legame di fiducia con la Trinità e di avere sentito molto la vicinanza della Vergine Maria nel corso degli esercizi. Salvatore Crimi, entusiasta per l’esperienza del silenzio e del rispetto del tempo con Dio e con i fratelli, ha potuto affinare la sua capacità meditativa. Salvatore Grizzaffi sottolinea come nel silenzio della meditazione sia riuscito a risintonizzarsi con la voce del Maestro che parla al cuore: «In tale dimensione ho riscoperto la paternità di Dio Padre».  Marco Tortomasi afferma di aver capito che laddove ci si fida dell’Amore, non si ha bisogno di comprendere ogni cosa: « Nel momento della difficoltà riuscirò ad affidarmi al mio Amico fidato, Gesù».  

 

Infine, don Nino Licciardi, rettore del seminario, memore dell’adagio latino “ingrediar totus, manebo solus, egrediar alius”, ma consapevole che gli esercizi sono solo l’inizio di un cammino, ha potuto constatare la nostra disponibilità a confrontarci con la Parola e con le suggestioni donateci dal predicatore e, perché no, il nostro coraggio di sottoporre a discernimento la scelta operata. Che sia fatta, allora, la volontà di Dio!

Calogero Latino

(Giorn8, Ottobre 2013)

 

Mettiti in contatto con noi