SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

La messe è abbondante!

Ci è chiesto di partire da qui, dall’abbondanza di cui parla Gesù, prima ancora che intristirci per la scarsità degli operai. Il cuore si colma di gioia per questo, perché l’abbondanza custodisce una promessa che non conosce passato.

Quest'anno nel Messaggio per la Giornata mondiale per le vocazioni, che celebreremo la IV Domenica di Pasqua, papa Francesco ci colloca in quel contesto vitale che parla di terra e di semi, di fatica e di attesa, di speranza e aridità, di pazienza e amore. È il campo di Dio, cioè l’umanità, quella a cui ci invia il Maestro.

Ed è per questa messe abbondante che Dio non si stanca di chiamare: “La vocazione – ci ricorda il papa – è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole, nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa”.

Tuttavia, perché un frutto maturi ha bisogno di cura. È per questo che Gesù invita la sua Chiesa a sperare, col gesto fiducioso della preghiera, perché si accresca il numero di quanti con generosità e amore vorranno servire il suo Regno. “Pertanto sorge dentro il nostro cuore prima lo stupore per una messe abbondante che Dio solo può elargire; poi la gratitudine per un amore che sempre ci previene; infine l’adorazione per l’opera da Lui compiuta, che richiede la nostra libera adesione ad agire con Lui e per Lui”.

Il Papa ci consegna tre atteggiamenti: lo stupore, la gratitudine, l’adorazione che si fa azione. Tutto questo ci conforta e ci spinge in avanti, perché si apre all’azione di Dio e all’iniziativa della sua grazia, che è all’origine di ogni vocazione. Sono atteggiamenti orientati verso una pastorale vocazionale che esige una vera e propria “pedagogia della santità”. Ciò interpella tanto i pastori quanto le comunità e le famiglie cristiane, ad una testimonianza che dica il primato di Dio e ad un discernimento che esprima la stessa cura del pastore per le pecore e del seminatore per la terra.

“Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace. E il raccolto sarà abbondante, proporzionato alla grazia che con docilità avremo saputo accogliere in noi”.

Giuseppe Ruggirello

 

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