SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

Il Convitto dei Chierici rossi e il Millunzi

Volendo celebrare il centenario della morte del can. Gaetano Millunzi, che ha avuto il suo inizio con la S. Messa di suffragio dello scorso 12 settembre, presieduta dall’arcivescovo mons. Pennisi alla presenza dei seminaristi e delle autorità civili e militari nella Cappella di San Castrense all’interno del nostro Duomo, di cui proprio il Millunzi fu parroco, appare opportuno soffermarci brevemente su un aspetto che ha segnato la sua vita e il suo ministero: l’educazione dei giovani e la formazione dei candidati al presbiterato.

Infatti, Gaetano Millunzi dal 1891 fino al 1920, anno della sua tragica morte, ricoprì la carica di Rettore del Convitto dei Chierici Rossi, di professore e direttore delle Scuole arcivescovili. Già nel 1882 era stato nominato Vice Rettore del Convitto dall’arcivescovo Giuseppe Papardi, che tanto si spese per la riforma del Seminario arcivescovile, compilando e pubblicando delle nuove Regole. Sarà però l’arcivescovo Domenico Gaspare Lancia di Brolo a nominare Rettore del Convitto il Millunzi nel 1891.

Chi erano i Chierici Rossi?

 

Il Convitto Arcivescovile dei Chierici Corali Rossi della Cattedrale di Monreale venne fondato nel 1822 dall’arcivescovo di Monreale Domenico Benedetto Balsamo, il quale adibì come luogo di abitazione dei chierici l’antico convitto utilizzato da mons. Francesco Testa per i seminaristi nel palazzo arcivescovile: concesse le stanze del secondo piano dell’episcopio e ne affidò inizialmente la cura all’abate cassinese Ippolito Papè, canonico Tesoriere del Duomo.

Volle così provvedere a quei chierici laici che prestavano servizio corale e liturgico in Cattedrale, ma non vivevano in comunità, essendo fuori dal Seminario. Mons. Balsamo riuscì ad ottenere un assegno regio per dodici convittori, oltre ad altre quattro borse di studio tratte dal tesoro del capitolo cattedrale e dalla mensa arcivescovile, in modo da poter strutturare un convitto in cui i ragazzi potessero ricevere un’ottima istruzione, rispettare una disciplina comune e discernere una eventuale vocazione al presbiterato.

L’arcivescovo scrisse una Regola per i Chierici corali rossi, che vennero addetti al servizio della Cattedrale, prescrivendo che dovevano essere monrealesi e divisi in due classi: la prima di sedici alunni con borsa di studio e l’altra di convittori provenienti dai paesi della diocesi. I Chierici indossavano una tonaca con maniconi, fascia, pellegrina, beretta rossa e fiocco rosso nel cappello; non era consentito loro l’uso della tonaca nera, fin quando non avessero ricevuto il suddiaconato. Oltre al servizio liturgico, il Convitto si qualificò per essere una vera fucina intellettuale, attraverso concorsi annuali e accademie letterarie. Mons. Balsamo cercò di provvedere alle scuole del Seminario invitando i migliori maestri e volgendo lo sguardo anche verso gli intellettuali non siciliani: è noto, infatti, come annota il Millunzi nella Storia del Seminario arcivescovile di Monreale, che Giacomo Leopardi sarebbe venuto volentieri ad insegnare nelle scuole del Seminario di Monreale, ma il marchese Tommaso Gargallo, che aveva tenuto per l’arcivescovo le trattative, fu ostacolato dalle idee politiche del poeta recanatese avverse al governo di allora. Dopo la morte del rettore Biagio Caruso, insigne latinista, che era stato l’artefice della rinascita degli studi nel seminario arcivescovile dopo che nel 1802 le due diocesi di Monreale e Palermo erano state nuovamente separate, si cercò di tenere alto il prestigio degli studi, che vedevano fiorire proprio tra i chierici rossi dei notevoli ingegni.

Sul finire del XIX sec. il canonico Gaetano Millunzi fu all’altezza del compito: insieme a mons. Giuseppe Fiorenza, che diverrà arcivescovo di Siracusa nel 1896 e tornerà a Monreale come Rettore del Seminario nel 1905, contribuirà a fronteggiare le idee teologiche moderniste nelle Scuole arcivescovili.

Il 26 dicembre 1896 mons. Fiorenza, che era stato Prefetto degli studi del Convitto dei Chierici Rossi, consacrerà il nuovo altare di marmo della cappella del Convitto, dedicandolo a San Carlo Borromeo, di cui si inserì una reliquia nella lapide, con le reliquie dei Santi martiri Crescenzio e Giustino.

Come scriverà il Millunzi in una sua memoria manoscritta, conservata presso l’archivio storico del Seminario arcivescovile di Monreale, tra gli anni 1883 e 1919 “dal Convitto sono usciti molti ed ottimi sacerdoti, diocesani ed extradiocesani […] n. 66, i quali hanno servito fedelmente la Chiesa, e dei quali sin’oggi nessuno è apostata”. Nel 1905 il delegato apostolico nella diocesi di Monreale, P. Bongiorno, “stabilì che il Convitto dei Chierici Rossi, sotto il titolo di Seminario Balsamo, rappresentasse il Piccolo Seminario ed accogliesse i chierici delle classi ginnasiali; mentre l’antico Seminario, sotto il titolo di Seminario Torres, rappresentasse il Grande Seminario, ed accogliesse gli studenti di Liceo e di Teologia”.

Gaetano Millunzi suscitò nei convittori e nei seminaristi l’amore per la cultura, le lettere e le scienze, oltre che l’emulazione delle virtù cristiane, con la sua guida sapiente di presbitero, di maestro e di educatore.

 

don Giuseppe Ruggirello

(pubblicato nel mensile diocesano di Monreale,
GiornOtto, ottobre 2020, p. 2)

 

Mettiti in contatto con noi