SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due (GE, 141)

La vocazione non è mai soltanto “mia” ma contiene sempre un “noi”: la santità, la vita è sempre spesa insieme a qualcuno. E questo è un elemento essenziale di ogni vocazione nella Chiesa, che ne esprime anche l’originalità: far coincidere il compimento della persona con la realizzazione della comunità.

Non a caso la tematica proposta dall’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni per l’anno pastorale 2020-2021 si ispira ad una espressione di papa Francesco, contenuta nella Esortazione Apostolica Gaudete et exsultate: “la santificazione è un cammino comunitario, da fare a due a due” (n. 141). Lo stesso Pontefice ci ha ricordato che la vocazione nasce dall’incontro con Gesù e solo se egli è riconosciuto come “il meglio della vita” è possibile decidere di “darsi” per amore nel servizio dei fratelli.

La pandemia da Covid-19 ha senz’altro fatto emergere una consapevolezza sottolineata anche da papa Francesco in quel momento indimenticabile di preghiera del 27 marzo 2020: “ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca”. L’immagine è forte e tutti ne abbiamo sentito l’efficacia!

 

Siamo tutti sulla stessa barca e nel tempo della tempesta possiamo diventare solidali, perché riconosciamo il legame che tutti ci unisce e che solo dà vita oppure possiamo lasciar emergere i pensieri peggiori, iniziando ad odiarci gli uni gli altri, a guardarci come avversari, nemici, come incursori o come minacce. Il direttore nazionale dell’Ufficio Vacazioni don Michele Gianola ha scritto: “Dalla barca – pur di salvare noi stessi – saremmo disposti a buttare a mare gli altri illusi dalla tentazione di un bugiardo ‘si salvi chi può’. In questo tempo diventa urgente riflettere, pensare, contemplare il legame come elemento essenziale della nostra persona. Che la vita e la storia sono intessute in un intreccio di legami che soli offrono la possibilità di lasciar scorrere la vita dello Spirito – la vita stessa – come in un dedalo di tubature, in un reticolo di vasi sanguigni che portano la linfa a tutto l’organismo. Senza, la vita, non è possibile”.

Il sentirci parte di un corpo, interconnessi, ci fa comprendere che la vocazione non può che essere così: “Se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea. [Il patriarca Bartolomeo] ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che significa imparare a dare e non semplicemente a rinunciare. È un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che voglio io a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. È la liberazione dalla paura, dall’avidità, dalla dipendenza» (Francesco, Laudato si’, n. 11). La vocazione è la mia parte, quella che posso fare e che posso fare io soltanto, sempre insieme agli altri.

Non a caso il tema di quest’anno viene sintetizzato dall’immagine di un’orchestra fatta di diversi componenti, di tutte le età, perché la fatica e la bellezza della comunità è cercare l’armonia che fa emergere la comunione nella differenza. Ciascuno suona il proprio strumento musicale che significa il proprio contributo a servizio della comunità, il compimento della persona nella realizzazione della comunità.

Nel sussidio di quest’anno troviamo una chiave di lettura per cogliere altre sfumature dell’immagine: “Dai movimenti degli artisti emerge un bagliore che vuole significare la luce di Dio, la vita dello Spirito che dal di dentro (Rm 5,5) dal cuore dell’uomo fa trasparire nei gesti il medesimo amore, la stessa carità”. Di questo vive e si forma la Chiesa, la comunità e in questa vita donata si compie la vocazione di ciascuno.

Gli occhi dei componenti sono chiusi e non guardano il direttore: per dire che l’armonia viene dal Signore, dalla sua Parola, dall’intuizione – nell’ascolto – della voce dello Spirito. Lui, il Direttore, è all’opera al centro o in primo piano per significare la sua forza di far emergere da ciascuno il meglio di sé e il desiderio di far crescere nella comunione tutta la storia.

È questa l’arte difficile del seguire e dell’accompagnare nel discernimento vocazionale: un’arte sartoriale e artigianale, lasciando che Dio, come esperto vasaio plasmi, tolga, modelli, dia forma. Ai pastori e alla comunità il compito di farsi compagni di strada, condividendo la bellezza della santità, che per sua natura è sinfonica!

Don Andrea Palmeri

 

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