SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

La Biblioteca Ludovico II De Torres del Seminario di Monreale

La Biblioteca “Ludovico II De Torres” del Seminario Arcivescovile di Monreale
 

Il Seminario arcivescovile di Monreale vanta una grande storia. Ha formato lungo i secoli schiere di sacerdoti di ottima cultura e di sincera carità pastorale. Ha contato docenti la cui dottrina era apprezzata in tutta la Sicilia e conosciuta anche fuori dall’Isola. Per l’esercizio del suo compito di preparazione dei futuri sacerdoti si è avvalso di strutture formative di notevole valore, tra cui la Biblioteca che era stata dell’Arcivescovo Ludovico II De Torres.

La Biblioteca è il segno e la testimonianza di un lungo processo che ha condotto gli uomini a organizzare i loro pensieri e le loro idee, e così “fare cultura”. Prendere tra le mani un libro antico reca con sé sempre un’emozione. Lo posso leggere perché altri me lo hanno consegnato, e hanno affidato ai posteri i loro pensieri, perché potessero “dare a pensare” ancora.

 Il Seminario dispone di un grande patrimonio umanistico, nato dalla lungimirante e illuminata figura del suo fondatore, il card. Ludovico II De Torres, arcivescovo dal 1588 al 1609, del quale ha ereditato anche il nome. La formazione dei futuri presbiteri oggi, come già allora, non può non aver chiara e urgente l’esigenza dell’approfondimento culturale, dell’educazione e dell’amore allo studio. Per tali ragioni la Biblioteca di un seminario deve essere viva, aggiornata, frequentata, in modo da consentire uno studio sempre più profondo a coloro che sono in formazione.

Come recitava una scritta collocata sopra la porta della Biblioteca, essa veniva istituita dal suo fondatore ad ornamentum Seminarii. Non sembri strano che si sia voluto qualificarla in tal modo, perché unitamente ai suoi libri, il Torres volle adornare la biblioteca di una pinacoteca, che oggi annovera 169 ritratti, posti su due ordini al di sopra delle scaffalature, con i volti di pontefici, imperatori, re, poeti, filosofi, viaggiatori, guerrieri, ed uomini di cultura. Dunque, la biblioteca è sì ornamento, ma con una finalità non semplicemente estetica. Come scriverà G. Schirò: “Per il Torres, il chierico non può essere idoneo alla sua alta missione spirituale senza essersi formato alla scuola del sapere ed alla scuola dell’arte” (Le biblioteche di Monreale, p. 23). Non sarà un caso se il Seminario di Monreale diverrà ben presto un centro di studi assai rinomato, e la città sarà celebre per essere rocca inespugnabile della latinità ed Atene della Sicilia.

Il primo nucleo della Biblioteca è costituito dalla biblioteca personale del Torres, a cui egli aggiunge i libri provenienti dalla biblioteca del Duomo, risalenti alla fondazione della Cattedrale e successivamente arricchiti dal card. Ausias de Spuig, arcivescovo di Monreale dal 1458 al 1483.

Gli arcivescovi che succederanno al Torres presteranno molta attenzione alla salvaguardia della Biblioteca e ne incrementeranno il patrimonio librario con la donazione delle loro biblioteche. Girolamo Venero y Leyva, arcivescovo dal 1620 al 1628, costituisce un fondo per il diritto canonico e civile e nel 1626 fonda per il Seminario una cattedra di Filosofia e di Diritto civile ed ecclesiastico. Con Francesco Testa, arcivescovo dal 1754 al 1773, si raggiungerà uno dei punti più alti dell’attività culturale del Seminario – la sua epoca d’oro – perché in esso nascerà la cosiddetta “Scuola Monrealese”. Il Testa arricchirà la biblioteca dei suoi libri e dei suoi manoscritti. I primi dell’800 vedranno la cura e la dedizione di Biagio Caruso, rettore del Seminario, che si occuperà di sollevare le sorti della Biblioteca, caduta in un periodo di decadimento e trascuratezza, ottenendo gli aiuti economici del re Ferdinando III e l’acquisto dell’attuale palazzo delle scuole, già palazzo di Alfonso Ventosa. Nel 1809 furono ultimati i lavori di restauro e le vecchie scansie vennero sostituite con l’attuale scaffalatura lignea, al di sopra della quale fu collocata, in doppio ordine, la pinacoteca del Torres. Domenico Benedetto Balsamo, arcivescovo dal 1816 al 1844, doterà la biblioteca dei suoi libri e di una bella edizione critica dei classici latini. Dai dati che si possono evincere dall’Archivio del Seminario, alla fine del 1800 la Biblioteca possiede un patrimonio di 9820 volumi a stampa, 10 manoscritti, 30 opuscoli rilegati, 70 opuscoli sciolti.

Domenico Lancia dei duchi di Brolo, arcivescovo dal 1884 al 1919, lascerà anch’egli la propria libreria e dedicherà molte cure alla Biblioteca. Nel 1933 il notaro Domenico Leto fa dono di una collezione di opere moderne. Nel 1961, prima di lasciare la nostra arcidiocesi per altri incarichi, il card. Francesco Carpino, arcivescovo dal 1951, istituisce la fondazione “S. Tommaso d’Aquino” per assicurare alla Biblioteca una rendita per l’aggiornamento delle opere di teologia e filosofia. Anche il suo successore, Corrado Mingo, arcivescovo dal 1961 al 1978, lascerà la propria libreria al Seminario. Nel 1968 il rev. Antonio Palmeri, Arciprete di Chiusa Sclafani, dona la monumentale opera di Jacques Paul Migne, che consta di 382 volumi, relativi alla Patrologia greca e latina.

Ancora recentemente sono pervenuti in dono al Seminario importanti fondi librari. Nel 1992 il comm. Salvatore Renda Pitti ha lasciato al Seminario i suoi beni e la sua raffinata biblioteca personale, che annovera diverse cinquecentine e volumi pregati, per un totale di circa duemila libri.

Se il fondo antico della Biblioteca ha bisogno di essere salvaguardato dall’usura del tempo e dalle dispersioni, il fondo moderno e contemporaneo richiede un aggiornamento, relativo alle collane teologiche, ai manuali fondamentali, alle riviste specializzate.

Negli anni passati alcuni sacerdoti del nostro Presbiterio, stimati anche per la loro cultura, hanno avuto cura di affidare allo studio e alla memoria di quanti si sarebbero avvicendati in Seminario le loro biblioteche personali. Si sono inseriti così nel solco di una traditio, espressione di sincera gratitudine per il luogo in cui essi stessi si erano formati, affinché altri potessero attingere riconoscenti a tale deposito. Crediamo che ancora oggi possa essere lodevole un contributo che guardi a così alto scopo.

Nei prossimi mesi sarà finalmente allestita la scaffalatura perimetrale per il fondo moderno e contemporaneo nei locali del nuovo Seminario, e potremo avviare l’inventariazione e la catalogazione informatica dell’intero patrimonio librario, che attualmente non siamo in grado di quantificare con esattezza.

Tutta la comunità diocesana ed il Presbiterio devono sentirsi naturalmente coinvolti ed interpellati nel processo di formazione di quanti aspirano al sacerdozio, con un’attenzione crescente per il Seminario, cuore della Diocesi, e per la storia della nostra Chiesa di Monreale.

Don Giuseppe Ruggirello

 

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