SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

La comunione presbiterale e la costruzione della comunità ecclesiale diocesana

“Tutti i presbiteri, in unione con i vescovi, partecipano del medesimo ed unico sacerdozio e ministero di Cristo e la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunione gerarchica dei presbiteri con l’ordine dei vescovi; nella liturgia, questa unione con i vescovi è affermata esplicitamente nella Celebrazione Eucaristica.” (PO n.7). Grazie al dono dello Spirito Santo concesso per mezzo del vescovo al presbitero nella sacra ordinazione, si crea tra i due un legame indissolubile che trova la perfetta realizzazione nello svolgimento della funzione di istruire, santificare e governare il popolo di Dio; rispettivamente, il vescovo nella qualità di pastore, e il presbitero nel ruolo del suo più stretto collaboratore.

Infatti proprio in virtù di tale comune partecipazione del medesimo sacerdozio e ministero, acquista grande importanza il dialogo e il reciproco rapporto tra pastore e presbitero: il primo è chiamato a considerare i presbiteri oltre che come figli anche come fratelli e amici, e dunque sarà sua cura occuparsi con grande interesse del loro benessere materiale e spirituale, il che implica la responsabilità del loro cammino di santità che si esplica nel pensare, con la massima serietà, alla loro formazione permanente.I presbiteri a loro volta sono chiamati a venerare nel loro vescovo l’autorità di Cristo Supremo Pastore e quindi a vivere il loro ministero sacerdotale in sincera carità e obbedienza prima di tutto come figli e quindi come fratelli e amici.La comunione tra i presbiteri e il loro vescovo, che si attualizza nel sincero quanto aperto dialogo nell’unico presbiterio, in virtù dell’intima fraternità sacramentale, è necessaria oggi più che mai per andare incontro alle molteplici sfide della missione alla quale la Chiesa è chiamata, trascendendo spesso anche i limiti della parrocchia o del paese, e il presbitero che, per vari motivi, non vive questa comunione non è in condizione di realizzare a fondo la missione stessa della Chiesa ma al più solo la sua!Tutto il presbiterio - di cui fa parte anche il vescovo - come una sola persona “lavora” per la stessa causa, e quindi, ciascuno, a prescindere dallo specifico incarico affidatogli, contribuisce all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo che è la Chiesa.Superfluo ribadire che ciò è possibile solo se si vive la mutua collaborazione tra tutte le membra delle varie realtà ecclesiali per essere nello Spirito di Cristo cooperatori della verità. E quindi, i sacerdoti, nello svolgimento delle loro funzioni, sono chiamati ad unire i loro sforzi a quelli dei fedeli laici, i quali, come ci ha insegnato il Concilio, hanno un loro ruolo ben specifico nella missione della Chiesa che non ha bisogno di essere assegnato o peggio ancora concesso, ma solo di essere sempre più valorizzato. Anche in questo caso solo il dialogo nel reciproco rispetto dei ruoli costruisce la comunione nelle comunità ecclesiali di una diocesi, siano esse la parrocchia, il movimento, l’associazione o il gruppo in generale. E come si sa ciò è frutto della preghiera gli uni per gli altri e dello sforzo di ciascuno a vivere con sincerità di cuore la propria vocazione battesimale: si, i preti hanno bisogno, non solo della collaborazione pratica per le varie attività di evangelizzazione ma soprattutto della preghiera di tutti i fedeli laici, perché possano essere sempre testimoni credibili del Vangelo.Concludendo si può affermare che per la costruzione della comunità ecclesiale diocesana è necessario che tra vescovo, presbiteri e fedeli ci sia un fortissimo vincolo di fede che unisca tutto il corpo di Cristo a Cristo capo e che tra le varie membra dello stesso corpo si viva l’amore, il rispetto e la collaborazione fraterna. Ma l’ingrediente senza il quale nessun dialogo, nessuna collaborazione, nessun mutuo rispetto e obbedienza è possibile, è un’elevata dose di umiltà.

Antonio Chimenti

 

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