Seminaristi a scuola di… Azione Cattolica

In queste brevi righe non vorrei semplicemente limitarmi a raccontare la cronaca dei giorni trascorsi in compagnia della famiglia dell’A.C. diocesana, in occasione del campo scuola adulti e giovani tenutosi dal 4 al 7 agosto a Piana degli Albanesi. Vorrei piuttosto poter giungere a cogliere la reale presenza e influenza che tale associazione provoca e comporta nella nostra compagine diocesana, volendo altresì far trasparire la vivacità e la vitalità di un’associazione, caratterizzata per il suo stile comunionale e partecipativo. Vitalità e vivacità riscontrabile in ognuno dei suoi soci, dei suoi responsabili, dei suoi assistenti. Presenza, dunque, da incoraggiare e sostenere con entusiasmo lì dove ancora essa non riesce ad esprimersi nella sua reale portata. È ispirandosi alla breve lettera A Diogneto, scritto redatto intorno la metà del II sec. dell’era cristiana, incluso in maniera indebita tra gli scritti di san Giustino martire, che è stato ricavato il motto che ha accompagnato i giorni del campo: “Di terra e di cielo: dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo”.

“Di terra e di cielo”, in tal senso, vuole tradursi in un archetipo dentro il quale, ciascun cristiano, reso alter Christus dal sacramento del battesimo, è chiamato a verificare il suo esserci (di terra) e ad orientare il suo essere (di cielo); a riscoprire, cioè, con fierezza e orgoglio, la bellezza della propria condizione filiale che nella partecipazione al servizio profetico, regale e sacerdotale di Cristo trova il suo pieno adempimento e perfezionamento. Si tratta, ancora, di riuscire a distinguere senza mai distanziare - volendo parafrasare ancora lo scritto A Diogneto -, il nostro essere nel mondo ma non del mondo, come già, del resto, si esprime il Vangelo (Cf Gv 17,13).
In tal senso, mi pare di poter cogliere, già nella scelta del tema, il desiderio e l’ambizione di un’associazione che, in linea con gli orientamenti pastorali del nostro Vescovo, pubblicamente noti nelle sue lettere pastorali, mira a istruire e guidare un laicato, non per ciò che potrebbe essere, ma per ciò che dovrebbe essere nel suo impatto con la storia e coi luoghi in cui esso è chiamato ad incarnarsi e a personificarsi.La lettura e il commento di alcune delle più belle pagine dei documenti prodotti dal Concilio Vaticano II, hanno avuto il merito di far cogliere ai partecipanti al campo la lezione che dal Concilio giunge sino a noi, mostrando altresì le resistenze e le ostilità che essa continua ad incontrare e affrontare, quando tenta di farsi strada tra i vicoli dell’ordinaria prassi pastorale.
L’esperienza del campo scuola, vissuta da alcuni di noi seminaristi, come elemento significativo nel nostro cammino di formazione, in tal senso - per dirla con le stesse parole della nota pastorale della CEI dopo il Convegno ecclesiale di Verona -, credo possa essere ben inserita nella nuova stagione formativa per i laici e con i laici. Oggi, più che mai, si tratta di “accelerare l’ora dei laici”, di rilanciare insieme, ciascuno secondo la propria vocazione ricevuta, l’impegno ecclesiale e secolare teso alla comunione, alla corresponsabilità e alla collaborazione.

Simone Billeci