SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

Storia del Seminario arcivescovile di Monreale

Il ricordare oggi la memoria storica del nostro seminario se, da un lato, ci fa rispolverare le fasi gloriose che il tempo ha purtroppo velato, se non addirittura sepolto nel dimenticatoio, dall’altro lato ci permette ancora una volta di riportare al cuore, riacquisendone una maggiore consapevolezza, la storia della nostra chiesa diocesana; storia formata da uomini e da fatti, da figure e da episodi che non possono che farci approdare a un vero amore nei confronti della nostra chiesa.

È a partire dal concilio di Trento (1545-1563) e dall’attività riformatrice che i padri del Concilio promossero, che si decretò nella sessione XXIII, del 15 luglio 1563, al canone XVIII, la fondazione di appositi istituti che furono chiamati seminari, per sopperire al diffuso problema della scarsa formazione del clero del tempo.

Il seminario di Monreale prima ancora di essere fondato dal celebre Cardinale Ludovico II De Torres (1588-1609) era già stato pensato, all’indomani di Trento, da due illustri quanto autorevoli Arcivescovi di Monreale: il Cardinale Alessandro Farnese (1536-1573) e Ludovico I De Torres (1573-1584), entrambi appartenenti a due potenti e rinomate famiglie.

Il Card. Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, non disponendo immediatamente di 512 onze - come apprendiamo dal Canonico Gaetano Millunzi in Storia del seminario arcivescovile di Monreale -, e non avendo avuto la disponibilità dei Gesuiti, ai quali pensava di affidare l’istruzione degli studenti, decise di posticipare l’esecuzione del progetto. Nonostante ciò la compagnia di Gesù, proprio durante l’episcopato dal Card. Farnese, per sua volontà, l’1 novembre 1552 inaugurava una casa a Monreale, presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù. I Gesuiti contribuiranno pienamente per circa due secoli, alla formazione dei seminaristi, detenendo diverse cattedre dell’accademia monrealese, fino a quando non lasceranno la casa di Monreale, nella notte del 3 dicembre 1767, a causa della loro espulsione. Nel 1577, come ci riferisce il can. Millunzi, l’Arcivescovo Ludovico Torres I proverà un primo seppur inconcludente tentativo di costituzione del seminario e nel 1583 il regio visitatore Don Francesco del Pozzo, in una visita realizzata a Monreale, ne prescriverà, come necessaria e per quanto prima, la fondazione.

L’impresa ardua di fondare il seminario sarà portata a compimento da uno dei più grandi arcivescovi e mecenati della città di Monreale: il nipote di Ludovico I, il Cardinale Ludovico II De Torres, il quale, convinto sostenitore del concilio di Trento, l’1 agosto 1590, nella festa di S. Pietro in Vincoli, inaugurava ufficialmente e solennemente il seminario, uno dei primi d’Italia, nell’allora antico palazzo reale dei Normanni.

Questa fu la prima sede storica, a cui seguiranno nel tempo altre, dato lo sviluppo, l’importanza e la completezza di istruzione che il seminario arcivescovile fin dal suo sorgere cercò di offrire. Il Fondatore Torres - uomo e mecenate tra i più colti del suo tempo, che col Card. Cesare Baronio aveva revisionato nel 1588 il Martirologio Romano, voluto da Gregorio XIII, il Caerimoniale Episcoporum (stampato nel 1600) e il Messale Romano (pubblicato 1604) -, dopo essere stato creato cardinale da Paolo V Borghese nel 1606, con il titolo di S. Pancrazio, nel 1607 succedette al Baronio come Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Tra i suoi amici ed estimatori ricordiamo soprattutto il Card. Federico Borromeo, con cui intrattenne interessanti rapporti epistolari, che si conservano all’Ambrosiana, e S. Roberto Bellarmino.

Ancor oggi, nel quarto centenario dalla morte, avvenuta a Roma il 9 luglio 1609, emerge la sua idea che una buona formazione del clero dovesse avere alla base una salda preparazione nelle scienze umane oltre che nelle scienze sacre. Proprio per questo creò e donò al seminario la sua preziosa biblioteca ricca di codici, di incunaboli e pregevoli edizioni cinquecentine, così come pure la propria pinacoteca, formata allora da ben trecento quadri raffiguranti le più illustri personalità; e ancora il giardino sottostante il palazzo arcivescovile.

 Le prime Regole del seminario di Monreale, date dal Fondatore Torres e che sembra siano state riviste da S. Filippo Neri e fossero in linea con quelle della diocesi di Milano, composte dall’amico S. Carlo Borromeo, vennero approvate da parte della Sacra Congregazione del Concilio e pubblicate a Roma nel 1600.

Dalla lettura delle regole, che al giorno d’oggi appaiono alquanto ferree, risulta che il seminario avrebbe ospitato ventuno alunni provenienti dai maggiori paesi dell’arcidiocesi: sei di Monrealecinque di Coniglione (Corleone), quattro di Busachino (Bisacquino), tre di Bronte,due della Pianauno del Parco (Altofonte). I chierici a loro volta venivano distinti per età in tre camerate: rispettivamente, la prima, quella dei più grandi, dedicata al Salvatore, quella dei medi alla Madonna e quella dei più piccoli a S. Michele. L’attenzione pastorale che il Card. Torres II pose sulla formazione di chierici ben preparati, meritò al seminario della cittadina metropolitana normanna, già nel 1604, dal regio visitatore Filippo Giordi, la riconoscenza per essersi distinto, tra i seminari visitati, come centro culturale di alto livello e modello esemplare per tutti i Seminari del Regno di Sicilia.

L’opera iniziata dal Fondatore Torres II col tempo necessitò di essere sostenuta e incrementata; a questo pensò Girolamo Venero, arcivescovo di Monreale dal 1620 al 1628. Volendo potenziare gli studi del seminario, egli si rivolse ai già presenti precettori Gesuiti e il 4 novembre 1621 fece istituire nel Collegio di Monreale la cattedra di filosofia, che il 16 agosto 1622, con l’approvazione del Generale dei gesuiti P. Maurizio Vitelleschi, ricevette regolare erezione perpetua. Questo fu un evento considerevole per la storia culturale del seminario e per la città di Monreale: infatti, è proprio a partire da ciò che già dopo un secolo, sotto l’episcopato di Mons. Testa, lo studio approfondito della metafisica contraddistinguerà i chierici monrealesi. I nomi più brillanti di questo periodo, e degni ancor oggi di esser menzionati, rimangono quelli di Vincenzo Miceli, Nicolò Spedalieri e Benedetto d’Acquisto.

Il seminario, sotto l’episcopato di Venero, sarà ancora arricchito di ulteriori donazioni e sarà costituito, per sua disposizione, riferita dal can. Millunzi, un archivio arcivescovile in grado di poter custodire i documenti e gli atti riguardanti o il seminario o la giurisdizione spirituale e temporale dell’arcivescovo.

Il periodo più splendido e fiorente, la cosiddetta “epoca d’oro” del seminario di Monreale, coincide, come già accennavo, con l’episcopato di Mons. Francesco Testa tra il 1754 e il 1773. Illustre mecenate, tanto da esser paragonato da Mons. Pasquale Bacile, già rettore del nostro seminario e poi vescovo di Acireale, al Card. Torres per “cultura vasta, zelo acceso, bontà d’animo e saggezza nel governare”, si adoperò in ogni modo per elevare la cultura del clero. Ai tre antichi cameroni in seminario ne aggiunse sin dal 1756 altri due, provvedendo ben presto alla decadenza dell’antico palazzo normanno che necessitava di ristrutturazione e istituendo nel suo palazzo arcivescovile altri due seminari, uno denominato Episcopio per giovani di ogni condizione sociale, e l’altro chiamato Convitto per i giovani nobili. Nei tre seminari, Testa fece fiorire le lettere e le scienze, avviando e lanciando quella che venne chiamata ben presto “Accademia monrealese”, nella quale i chierici si cimentavano in competizione artistica con docenti e illustri figure di letterati, per grandi eventi e ricorrenze in tutto il Regno di Sicilia, in componimenti in lingua latina e greca; oltre alle intriganti speculazioni filosofiche di alto livello e di fine spessore. Il seminario in poco tempo si trasformò in una fucina di distinti artisti e letterati, luogo dove la poesia, le lingue, la letteratura, la filosofia e le scienze sacre e profane venivano insegnate e accuratamente studiate. Molti alunni da diverse parti della Sicilia entrarono nel seminario di Monreale proprio per la fama e per l’alta qualità di studi che venivano loro offerti, tanto che la scuola del seminario veniva chiamata “cittadella della metafisica”, “rocca inespugnabile della latinità”, “vera Accademia dei Sapienti” e infine “l’Atene di Sicilia”.

Alla morte di mons. Testa, 7 maggio del 1773, la sede restò vacante fino al 17 luglio 1775 quando per motivi politici Pio VI, su suggerimento di Ferdinando di Borbone, per circa un trentennio annesse “aeque principaliter” l’Arcivescovato di Monreale a quello di Palermo, sotto la guida, prima, di Mons. Francesco Ferdinando Sanseverino dal 1776 al 1793 e, successivamente, dal 1793 al 1802 del vescovo di Palermo e Monreale Filippo Lopez Royo.  In questi anni il seminario andò incontro a un periodo di forte crisi e decadenza, privato dei suoi più brillanti insegnanti.

A partire dal 12 marzo 1802 il neo pontefice Pio VII con la bolla Imbecillitas humanae mentis ripristinò la diocesi di Monreale, separandola da quella di Palermo. Il Re Ferdinando III e la regina Maria Carolina nominarono e presentarono al Pontefice come novello arcivescovo il Servo di Dio Mercurio Maria Teresi, il quale molto si era battuto per l’autonomia della sede monrealese, e, proprio per le sue alte doti spirituali e intellettuali, riconosciute dai Reali, fu consacrato arcivescovo nello stesso duomo il 13 giugno del 1802. Sotto l’episcopato di Mons. Teresi (1802- 1805) e ancor di più sotto la guida del Sac. Biagio Caruso, nativo di Bronte e rettore dal 1801 al 1838, il seminario di Monreale riprese il suo cammino sull’antica via della cultura.

Mons. Domenico Benedetto Balsamo, abate benedettino, succeduto al Teresi e vescovo dal 1816 al 1844, fece restaurare la biblioteca con un contributo donatogli da Ferdinando III e, non essendo più disponibili i locali delle scuole dei Gesuiti, spostò le scuole dal palazzo arcivescovile ai locali di fronte all’arco degli Angeli. Seppur impegnato nella “ricostruzione” del Duomo, devastato dall’incendio dell’11 novembre 1811, riorganizzò il Convitto, già voluto da Mons. Testa per giovani nobili, e istituì nel 1822 il convitto dei Chierici Rossi, così chiamati per via della talare rossa. Essi erano addetti al servizio liturgico della Cattedrale.

Della loro formazione così come dei loro compiti ci danno notizie i regolamenti, che furono ristampati per volere dell’arcivescovo Benedetto d’Acquisto - seguace del filosofo Miceli e uno dei migliori cattedratici della Real Università di Palermo, alunno e professore del seminario e poi vescovo dal 1858 al 1867 - e portano la data del 31 ottobre 1859. Il convitto dei Rossi, situato al piano di sopra dell’episcopio, rimarrà aperto fin dopo la morte di uno dei suoi più famosi rettori e canonici, il Millunzi, ucciso nel 1920. Il successore, mons. Giuseppe Papardi, durante il suo episcopato (1871-1883) si adoperò affinché il livello culturale del seminario rimanesse alto, invitando a insegnare rinomati docenti.

L’arcivescovo che traghettò la chiesa monrealese dal XIX al XX secolo, uomo di nobile famiglia che si distinse anche per bontà di animo, fu Domenico Gaspare Lancia dei Duchi di Brolo (1884-1919). A lui va il merito, visto l’accresciuto numero di seminaristi, di aver acquistato alcune case nel quartiere della Ciambra che destinò per ospitare chierici di condizione disagiate. Quest’istituzione aveva una sua autonomia amministrativa e disciplinare, che si andava ad aggiungere al Seminario e al Convitto dei Chierici Rossi, anche se era destinata ad avere vita breve: fondata, secondo G. Schirò, a partire dal 1901 inizia a estinguersi intorno al 1910.

Gli arcivescovi degli inizi del ’900, successori di Mons. Lancia di Brolo, continuarono a riservare attenta cura per il seminario del palazzo dei Normanni: tra questi vanno ricordati il Venerabile Antonio Augusto Intreccialagli (1919-1924) che fece restaurare le sale a pianterreno e le scale, e ridette al prospetto l’antica immagine; e Mons. Ernesto Eugenio Filippi (1925-1951) che sistemò il Seminario Maggiore nei locali dell’ex Convitto dei Chierici Rossi, ristrutturò la cappella e donò Santa Maria del Bosco per le vacanze estive del seminario. Con il Cardinale Francesco Carpino (1951-1961) i lavori di restauro furono portati avanti, fu incrementato l’arredamento del seminario e si iniziarono i lavori di Poggio San Francesco e dell’allora nuovo seminario, che doveva nascere in Via Cappuccini: lavori che saranno poi completati sotto l’episcopato di Mons. Corrado Mingo (1961-1978).   

Dopo la residenza per circa un decennio, a causa del restauro dell’ex Palazzo Reale, nella struttura di Via Cappuccini presso la Parrocchia Regina Apostolorum, durante l’episcopato di Mons. Salvatore Cassisa (1978- 1997), il seminario in attesa della sua sede definitiva, per un altro decennio, venne ospitato presso i locali adiacenti alla chiesa parrocchiale di S. Rosalia in Monreale, dove continuò a risiedere anche con Mons. Pio Vittorio Vigo (1997-2002).  

Mons. Cataldo Naro (2002-2006), il quale rivoleva il seminario vicino al suo Vescovo e nuovamente in Città, individuò nelle case della Ciambra, il luogo adatto allo scopo e si adoperò con la consueta energia e rapidità, a far redigere un adeguato progetto e ad ottenere il necessario sovvenzionamento da parte della Regione, dando così l’avvio alla nuova struttura del seminario, che vide il suo completamento col successore, Mons. Salvatore Di Cristina (2006-…), che consegnò la nuova sede, ai seminaristi, che hanno cominciato ad abitarla dai primi di novembre del 2009, dedicandosi con amore al suo arredamento, è la inaugurò lo scorso 15 dicembre 2009. Nel rivolgere la parola ai presenti l’arcivescovo Di Cristina ha ringraziato quanto si sono adoperati per la realizzazione del progetto. Alla fine, nel patio, è stata scoperta una lapide in elegante latino che, oltre a ricordare l’importanza dell’opera, riporta la dedica a S.E. Mons. Cataldo Naro.   

Sebbene oggi il suggestivo paesaggio, che si può ammirare dai nuovi locali del seminario in via Piave, non sia più lo stesso rispetto a quello dei tempi di Mons. Lancia di Brolo o paragonabile a quello settecentesco di Mons. Testa, ancor oggi, affacciandoci su ciò che rimane della Conca d’oro e su Palermo, vediamo il suo Golfo che inizia dal Monte Pellegrino e si conclude ad Aspra, come pure le meravigliose isole Eolie e… ci proiettiamo verso l’infinito, rimanendo grati per tanto splendore storico, nel desiderio di voler trasmettere e far risuonare tra le nuove generazioni della chiesa monrealese, così come è stato fatto con noi, l’annuncio del Signore Risorto.

Giovanni Vitale

 

Mettiti in contatto con noi