SEMINARIO ARCIVESCOVILE DI MONREALE

Un raro opuscolo di Mons. Fileccia sul “Citrus Suntara

“Tra le varie specie di agrumi, una pianta di arancio, esistente nella villa dell’ex Monastero dei Benedettini di Monreale, dalle foglie assai piccole, simile a quelle del mirto […] ha attirato il mio sguardo.” Così Mons. Onofrio Fileccia spiega il suo interesse botanico per un albero che è tra i più antichi della Conca d’oro.

La catalogazione del fondo moderno della Biblioteca Ludovico II De Torres del Seminario di Monreale ha fatto riemergere un raro opuscolo, di cui esiste solo un altro esemplare censito presso la Biblioteca universitaria della Scienza e della Tecnica di Pavia, dal titolo “Monografia su una pianta di Citrus suntara o mandarino amaro esistente nella villa dell'ex Monastero dei Benedettini di Monreale”, opera del sacerdote monrealese Onofrio Fileccia.

Tra i tanti scrittori autoctoni dediti a scrivere di monumenti e di personaggi illustri, egli si distinse, allontanando almeno un po’ il suo sguardo dai beni architettonici e soffermandosi su un bene naturale quanto culturale: “una pianta di arancio” nella villa dell’ex Monastero dei Benedettini di Monreale. Per questo appare doveroso far conoscere l’autore e il suo scritto.

 

Mons. Onofrio Fileccia nasce a Monreale l’8 maggio 1892 e, dopo gli studi presso il Seminario Arcivescovile di Monreale, venne ordinato presbitero il 17 giugno 1916 dal Venerabile Servo di Dio Antonio Augusto Intreccialagli. Nel 1931 fu nominato Rettore della Chiesa di Santa Rosalia fuori le mura di Monreale e Canonico del Capitolo Metropolitano della Cattedrale. Forgiato alla scuola di Mons. Fiorenza, del Millunzi e del Canonico Teologo Damiani – come si legge nel suo Elogio funebre – si distinse per la sua bontà d’animo, che lo portò ad operare per il bene non solo dei parrocchiani e dalla gente della contrada di Santa Rosalia, ma anche verso i meno abbienti della sua città, per i giovani e gli orfani; per loro, infatti, si recò anche in varie città d’America, al fine di raccogliere fondi per realizzare un progetto altamente sociale, quale la fondazione dell’orfanotrofio di Santa Rosalia, intitolato al Pontefice Pio XII.

Il suo sacerdozio era mosso da un forte spirito di carità e di interesse per la sua amata città di Monreale, dove visse interamente il suo sacerdozio, tenendo la Cattedra di Chimica e di Scienze naturali nel Liceo del Seminario diocesano a partire dal 1935. Cresciuto ai piedi dell’imponente Cattedrale e spinto dai suoi studi naturalistici, conseguì la laurea in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Palermo. Sentiva forte l’interesse per la natura che lo circondava e per tale ragione prestò attenzione a quegli alberi dai frutti gialli e arancio, che da tempi immemorabili profumavano e arricchivano quella grande pianura su cui Monreale si affaccia.

Volgendo uno sguardo al passato, quando si parla di giardini e di agrumi la nostra storia ci riporta al 1578 quando l’arcivescovo Ludovico I De Torres fece realizzare davanti alla facciata principale della Cattedrale un vero e proprio giardino di agrumi, innalzando delle mura tra le due torri, in direzione del portico Occidentale detto del Paradiso, dall’omonima porta bronzea di Bonanno Pisano. Ne dà notizia il priore cassinense Michele del Giudice nella sua celebre Descrizione, del real tempio, e monasterio di santa Maria Nuova, di Morreale. Vite de' suoi arcivescovi, abbati, e signori. Col sommario dei privilegj, della detta Santa Chiesa di Gio. Luigi Lello, stampata a Palermo nel 1702 coi tipi della Regia Stamperia di Agostino Epiro. Quel “giardino del Paradiso” verrà però ripristinato al suo stato precedente dal nipote, Ludovico II De Torres, “col pensiero di farvi un Cimiterio”.

Era il 1924 quando Mons. Fileccia, coi tipi dello stabilimento tipografico Nocera di Palermo, diede alle stampe il frutto delle sue ricerche e curiosità in campo di botanica, tramandandoci un’accurata monografia storica e descrittiva su questa specie di mandarino, che appare essere tra le specie più antiche in coltura nella Conca d’oro. Dalle sue ricerche il Fileccia desume che proprio grazie ai rapporti più o meno stretti dei monaci benedettini di Monreale con i missionari d’Oriente, tale coltura abbia avuto inizio nella villa del monastero, per poi diffondersi tra i giardini nobiliari della Conca d’oro. Ancora una volta Monreale si distingueva per qualcosa di raro, per qualcosa di naturale, che dall’altro capo del mondo era giunta all’ombra della Cattedrale d’oro.

Il “Citrus Suntura”, volgarmente detto mandarino amaro, che ben si differenza dall’arancio amaro, ha delle foglie simili al mirto. Si tratta di una specie che appare per la prima volta nel trattato “Hortus Messanensis” del 1640 di Pietro Castelli per poi scomparire da ogni trattato di botanica fino al 1827 quando Vincenzo Tineo la annovera nel “Catalogus Plantarum Horti Regii Panormitani”.

Il “Suntara” ben noto in Oriente, oltre ad essere una specie particolarmente coltivata in Cina, è considerata una pianta quasi sacra in India e i suoi frutti sono ritenuti come degli amuleti da riporre nella biancheria dei malati. In quella che ormai fu la rigogliosa e verde Conca d’oro oggi questa pianta ha assunto un ruolo marginale tra lo sconosciuto e il raro uso ornamentale. Certo è che nel 1924 la sua diffusione era una vera rarità tanto da destare la curiosità del sacerdote monrealese, che non solo ne descrive minuziosamente la struttura arborea, dalle foglie, ai frutti, alla sua impollinazione e innesto, ma correda il suo raro ed esaustivo opuscolo di due carte di tavola con i disegni delle foglie e del frutto da lui stesso realizzati.

Mons. Fileccia muore a Monreale il 21 novembre 1960, all’età di 68 anni. La Città di Monreale ha voluto ricordare la sua importante opera sociale a servizio degli orfani e dei poveri, intitolandogli una via nella contrada di Santa Rosalia, vicina al Centro Pacelli da lui voluto e fondato.


Marzia Sorrentino

(GiornOtto, febbraio-marzo 2021, p. 2)

 

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